«Quando si parla di Stato palestinese, uno Stato sovrano che può autosostenersi economicamente, ci riferiamo ad un territorio omogeneo, non a macchia di leopardo, collegato in tutte le sue parti da una rete stradale - aggiunge il geografo Khalil Tufakji, noto esperto palestinese di Gerusalemme -. Ci deve essere, ad esempio, una autostrada che metta in comunicazione il nord col sud della Cisgiordania, per il movimento di beni e persone, altrimenti non si può nemmeno parlare di un vero Stato». Tenendo conto della geografia, spiega Tufakji, il transito tra nord e sud della Cisgiordania si interrompe tra la colonia ebraica di Maale Adumim e Gerusalemme est. «In quel punto - prosegue - Israele sta costruendo un'area che si chiama "E1" e che chiude l'unico corridoio che hanno i palestinesi, costringendoli a passare per Gerusalemme per poter recarsi da nord a sud. In sostanza, i palestinesi in futuro saranno sotto costante controllo perchè per spostarsi lungo il loro territorio dovranno chiedere il permesso a Israele».
Il muro di separazione costruito intorno a Gerusalemme (181 km), spiega Tufakji, «è parte essenziale del progetto riguardante la zona "E1": da un lato delimita il territorio palestinese che Israele intende attennersi e dall'altro isola i 250.000 palestinesi di Gerusalemme est dal loro Stato e da Ramallah, la città più importante della Cisgiordania. Il muro garantisce inoltre l'annessione di tutti i blocchi di insediamento intorno alla città e la loro espansione sulle terre palestinesi confiscate durante la costruzione della barriera».
Il governo Olmert, incurante delle incerte e deboli obiezioni statunitensi, è deciso ad andare avanti e descrive il progetto per la zona "E1" come un passaggio necessario per garantire la «sicurezza» di Gerusalemme, tutta sotto sovranità israeliana, ad eccezione, come spiega Halper, delle aree densamente popolate da palestinesi. A fine settembre ha perciò rilanciato il progetto e ordinato la confisca delle terre palestinesi a ridosso di Maale Adumim che, grazie alla costruzione di altre 3500 case per coloni, si ritroverà collegata a Gerusalemme. Le confische riguardano di 110 ettari di terre di Abu Dis, Sawahreh a-Sharqiye, Nabi Mussa e Khan Ahmar, nei pressi di Gerusalemme est e sulla strada che porta a Maale Adumim. Così modo i palestinesi perderanno continuità territoriale con la valle del Giordano.
A lanciare il progetto "E1" è stato nel 1994 il «martire della pace» Yitzhak Rabin. Mentre ritirava il premio Nobel per la pace assieme a Yasser Arafat e all'allora ministro degli esteri Shimon Peres, il premier israeliano assassinato 12 anni fa da un estremista di destra ebreo, garantiva la crescita della colonie e l'annessione, in forma dilatata rispetto al 1967, della Gerusalemme palestinese. Il progetto "E1" venne congelato nel 2005 su pressione di Washington e non casualmente ha ripreso slancio proprio subito dopo l'annuncio dell'incontro di Annapolis fatto da George Bush. «L'espansione delle colonie nella regione di Gerusalemme, va a minare, anzi annientare gli sforzi di pace», ha dichiarato Saeb Erekat, negoziatore palestinese e stretto colaboratore di Abu Mazen. Tuttavia l'Anp non ha mai posto come condizione per andare ad Annapolis lo stop dei progetti israeliani a Gerusalemme e nei Territori occupati.
Abu Mazen ad Annapolis corre il rischio concreto di vedersi accusare, proprio come accaduto al suo predecessore Arafat a Camp David, di non aver accettato le «generose offerte» (il controllo di qualche rione arabo) presentate da Olmert su Gerusalemme e Cisgiordania (Gaza, strangolata dal blocco economico e militare, formalmente è un territorio che Israele ha restituito ai palestinesi). «Si sta scherzando con il fuoco perché questa terra determinerà se ci sarà o meno la pace - sottolinea Jeff Halper -. Israele ha il controllo di tutta Gerusalemme, dei confini, delle strade e dell'acqua. E stando così le cose come si potrà costituire uno Stato palestinese?».


