martedì 9 ottobre 2007
Israele e i visti d'ingresso al personale ecclesiastico di etnia araba
Ancora una volta, e per l'ennesima volta, giungono notizie dalla Terra Santa su un'altra «ondata» di rifiuti di visti di ingresso e permessi di soggiorno al personale ecclesiastico e religioso - preti, frati e suore - assolutamente necessario per la vita della Chiesa, dei suoi santuari, delle sue parrocchie, scuole e altre opere religiose e sociali. Come le altre volte, la situazione degenera ulteriormente da un giorno all'altro.
Eppure... eppure nel suo Accordo fondamentale con la Santa Sede, firmato il 30 dicembre 1993, entrato in vigore il 10 marzo 1994, lo Stato di Israele ha riconosciuto esplicitamente, all'articolo 3 paragrafo 2, il «diritto della Chiesa Cattolica a formare, nominare, e dispiegare (nell'originale inglese: deploy) il proprio personale» nelle sue istituzioni e per l'espletamento delle sue funzioni (!).
Una dimensione fondamentale della ripetuta crisi è infatti questa: che non esiste tale normativa, non esiste nessuna normativa, nessuna procedura stabile e riconoscibile, eccetto quanto possa forse esistere nei cassetti chiusi o nelle menti impenetrabili di certi funzionari, e che comunque si dimostra sempre di nuovo altamente mutevole. L'Accordo fondamentale invece, confrontando il già citato articolo 3 paragrafo 2 con l'articolo 12, prevederebbe una normativa concordata, pattizia, che rispetti integralmente sia il diritto della Chiesa che le legittime esigenze dello Stato. Come è stato reso noto più volte da organi di stampa, già nel lontano 1994 le Parti si sono accordate di negoziare precisamente su questi argomenti. Il tempo per farlo è sicuramente venuto.
Cordoglio per cristiano ucciso a Gaza. Non si strumentalizzi ancora una volta la tragedia
L'assassinio di Rami Khader Ayyad nella Striscia di Gaza , che molte volte ho incontrato proprio a Gaza, lascia costernati ed è un fatto gravissimo: esprimo tutto il mio cordoglio alla famiglia e alla comunità cristiana.
Le responsabilità dell'omicidio devono venire alla luce e i colpevoli puniti, così come già dichiarato dalle autorità di Hamas che controllano la Striscia e dal Presidente Mahmoud Abbas.
Da parte sua la Comunità Internazionale e soprattutto i media devono fare tutto quanto in loro potere per evitare di strumentalizzare questa tragedia, incentivando tesi pericolosissime che rintracciano nello scontro tra religioni episodi isolati e da condannare ma ad opera solo di schegge impazzite di una società allo stremo, quale quella di Gaza.
Lo ha ribadito anche monsignor Fouad Twal, arcivescovo coadiutore del Patriarcato latino di Gerusalemme, che ha escluso ci possa essere una persecuzione dei cristiani a Gaza, e anche il custode di Terra Santa del Vaticano padre Pierbattista Pizzaballa.
Fino ad ora i cristiani che hanno lasciato la Palestina lo hanno fatto per l'impossibilità di vivere dietro un muro, bloccati dai check point, e senza nessuna prospettiva economica. Ma il pericolo di una spirale di violenza è sempre presente.
Soltanto lavorando per la fine dell'occupazione militare, per la giustizia, il dialogo e la convivenza in Medio Oriente si potranno evitare simili episodi di intolleranza e barbarie, e soprattutto non lasciando a gruppi fanatici la possibilità di manipolare la disperazione di un popolo in lotta per uno Stato Palestinese indipendente e sovrano, in sicurezza e affianco a quello di Israele, dove la libertà di religione ed espressione siano alla base di una vera democrazia e convivenza civile.
Per info Luisa Morgantini 0039 348 39 21 465 o Francesca Cutarelli 0039 340 56 49 335
lunedì 8 ottobre 2007
Le catacombe contemporanee dei cristiani palestinesi
domenica 7 ottobre 2007
Internal unrest in Gaza continues as a Christian stabbed to death
Relations between Muslim Palestinians and approximately 3,200 Christians, mainly Greek Orthodox, have ever been described stable and good, even after the Islamist Hamas movement has taken over the coastal region in mid June.
Ehab Alghosain, spokesman of the Hamas-dominated government’s interior ministry, described the murder as a ‘crime’ and said his ministry has launched an investigation.
In the meantime, the Hamas-led police forces in Gaza arrested on Sunday three Palestinians, after they have been spotted, while planting explosive devices on the sea road in Khan Younis city, police sources claimed.
In the northern Gaza Strip town of Jabalya, the police said three other people have been caught, while planting a booby-trapped bomb in the town.
On a related note, the interior ministry warned of cracking down strongly on those proved to be involved in stealing locals’ cars, after a series of reports has recently revealed car burglary in Gaza.