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mercoledì 19 settembre 2007

Abu Mazen a Bush: «Niente vertice senza garanzie»

MI. GIO., il manifesto, 18/09/07. Verso il fallimento annunciato il summit sul Medioriente previsto per novembre a Washington: il presidente dell'Anp chiede un accordo preventivo con Israele. Ci sono voluti due mesi, continui ammonimenti arabi e le dichiarazioni fin troppo esplicite fatte dal premier israeliano Ehud Olmert, ma Abu Mazen, alla fine, ha capito che l'incontro sul Medio Oriente che l'Amministrazione Bush sta organizzando per metà novembre a Washington, non andrà oltre le strette di mano e qualche sorriso a beneficio di fotografi e televisioni. Il presidente palestinese, ha raccontato un suo stretto collaboratore al quotidiano israeliano Haaretz, minaccia di non partecipare all'incontro se Israele non accetterà, in quella occasione, di stipulare un accordo con l'Anp.
Abu Mazen, se fa sul serio, non andrà negli Stati uniti perché Israele non è intenzionato a fare concessioni, come ha ammesso Olmert domenica scorsa, quando ha ridimensionato le attese di una svolta sul binario israelo-palestinese e ha precisato che i negoziati non andranno oltre una possibile intesa su una generica dichiarazione d'intenti. È prontamente intervenuto il solito Saeb Erekat, caponegoziatore palestinese. «Noi palestinesi - ha detto - a Washington andremo con l'obiettivo di ottenere un meccanismo per l'applicazione di accordi passati, a cominciare dal piano Road Map, e per stabilire le basi per realizzare la visione del presidente George Bush che parla della nascita di uno stato palestinese».
Meccanismo di applicazione degli accordi? Visione di Bush? Stato di Palestina? Quella che Erekat ha in testa è fantapolitica, un sogno che fa a pugni con una realtà ben diversa che lui non riesce o finge di non vedere. E a spiegarlo è stato ieri l'analista israeliano Shmuel Sandler, del Centro strategico «Begin-Sadat» di Tel Aviv. «Mettiamo da parte l'idea di una svolta a Washington, perché è impossibile - ha detto - Israele non ha fiducia in Abu Mazen. Il presidente palestinese non è in grado di controllare l'Anp, ha un potere limitato e quindi per quale motivo (Olmert) dovrebbe affidarsi a lui».
Quello che Olmert vuole è un Abu Mazen alla testa dei suoi servizi di sicurezza lanciato alla caccia di Hamas e di ogni forma di resistenza all'occupazione militare. Ma il presidente palestinese non può farlo e questo lo rende «inidoneo» per il ruolo che Usa e Israele vorrebbero affidargli. Shmuel Sandler è stato altrettanto netto nel dire che l'obiettivo reale degli americani «non è quello di fare progressi al tavolo israelo-palestinese ma invece di mettere insieme Israele con un certo numero di paesi arabi per dimostrare che il mondo arabo moderato teme di più l'Iran che lo stato ebraico». Per Israele, ha aggiunto, «solo la presenza (all'incontro) di paesi come l'Arabia saudita basterebbe a garantire il successo dell'iniziativa Usa».
L'intento americano è talmente plateale da spingere l'Arabia saudita, che pure è uno degli alleati più fedeli di Bush, a mostrarsi esitante. Riyadh sponsorizza il piano arabo approvato al vertice dello scorso marzo (pace in cambio del ritiro dello stato ebraico dai territori arabi e palestinesi che occupa dal 1967) e quindi i regnanti sauditi chiedono qualche progresso al tavolo israelo-palestinese in modo da apparire più disinvolti in prima fila nel processo di normalizzazione dei rapporti con Israele.
La scorsa settimana il ministro degli esteri saudita, Saud al Faisal, ha avvertito che il suo paese non sarà rappresentato a Washington se non verranno affrontate «le questioni principali» e, nonostante l'ostilità che nutre verso Damasco, si è riferito anche al Golan siriano occupato da Israele quaranta anni fa.

martedì 18 settembre 2007

M. Olmert fixe des objectifs limités à la conférence de paix prévue à Washington


Michel Bôle-Richard, Le Monde, 17/09/07. Le premier ministre israélien, Ehoud Olmert, a considérablement refroidi les espoirs d'une avancée majeure des négociations avec les Palestiniens, dans la perspective d'une réunion internationale, vers la mi-novembre, aux Etats-Unis. Malgré trois rencontres, en août, entre M. Olmert et M. Abbas, les pourparlers n'ont guère progressé. Après les derniers entretiens, il avait été décidé de constituer une groupe de travail afin de faire avancer les discussions. Il devrait se réunir pour la première fois cette semaine afin de tenter d'aboutir à une position commune. Pour le moment, les divergences sont profondes. Les Israéliens souhaitent se cantonner à une déclaration
REUTERS/POOL
Ehoud Olmert et Tzipi Livni, dimanche 16 septembre à Jérusalem.
générale en vue d'objectifs communs sans s'avancer sur un calendrier. Tzipi Livni, ministre des affaires étrangères ne cesse de répéter que la réunion de Washington ne sera pas le cadre pour engager des négociations. Pour le moment, ni le lieu, ni les invités, ni l'objet même de cette réunion ne sont fixés.

De leur côté, les Palestiniens veulent parvenir à un document détaillé, avec un agenda pour sa mise en place. Mahmoud Abbas insiste pour que les question fondamentales que sont la délimitation des frontières, le statut de Jérusalem et le douloureux problème du retour des réfugiés soient abordées afin que la création d'un Etat palestinien, que tout le monde affirme appeler de ses voeux, soit véritablement au centre des pourparlers. L'un de ses proches conseillers, Nimr Hamad, a indiqué que, si la réunion de Washington "ne sert qu'à entériner une déclaration commune, cela ne vaut pas la peine d'y aller".

C'est dans ce climat que Condoleezza Rice, secrétaire d'Etat américaine, doit arriver, mardi 18 septembre, pour une visite de deux jours afin de se rendre compte de l'état d'avancement des discussions. Il ne reste plus que deux mois pour trouver la bonne formule permettant de relancer les pourparlers après sept années de blocage. Pour le moment, ni le lieu, ni les invités, ni l'objet même de cette réunion ne sont fixés.

Comme a déjà averti Amr Moussa, président de la Ligue arabe : "Nous devons nous opposer aux tentatives de vider la réunion de son sens dont je vois le signe dans certaines déclarations israéliennes." De leur côté, les Saoudiens ont clairement fait savoir qu'ils ne participeraient pas à cette réunion "si elle ne répond pas aux problèmes essentiels".

domenica 16 settembre 2007

PM: No Agreement of Principles at fall regional summit

Barak Ravi, Haaretz Correspondent, 16/09/07. Prime Minister Ehud Olmert told Kadima Party ministers on Sunday that Israel and the Palestinian Authority will not present an Agreement of Principles on final status issues at a U.S.-hosted regional summit this coming fall, but will rather issue a joint declaration. "There is a difference between an Agreement of Principles and a declaration that presents intentions," said the prime minister. Olmert and his aides have been making an ongoing attempt to lower expectations for the summit and negotiations with the PA. "The agenda of this government since the day it was established has been to push toward taking advantage of opportunities to launch a peace process," he said. "We are examining whether or not a serious process is possible, which meets our expectations within the basic parameters of providing security to Israeli citizens. If we don't examine this, we will not be able to forgive ourselves."