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lunedì 17 dicembre 2007

Prerequisiti per la pace

Mustafa Barghouti, Daily News, 12.12.2007. Come persona che da decadi ha sostenuto una soluzione basata su due Stati e la lotta non violenta per i diritti dei Palestinesi, guardo alla recente Conferenza di Annapolis con una grande dose di scetticismo e un barlume di speranza.

Sette anni senza negoziati - e un numero crescente di insediamenti israeliani, un blocco economico a Gaza e una rete intricata di blocchi stradali e checkpoint che impediscono il movimento nella West Bank - ci hanno portati alla disperazione e alla diffidenza. Ogni impegno deve essere attuato non solo per concludere un accordo entro il 2008 ma anche per porre fine all'occupazione di Israele.

I Palestinesi devono anche rimarginare le loro divisioni interne. Ciò deve includere riforme istituzionali per sradicare la corruzione e il nepotismo. Il primo passo in questo processo sono le elezioni democratiche ad ogni livello del governo.

Dobbiamo liberarci della falsa dicotomia tra Fatah e Hamas. Queste non sono le uniche opzioni. Il mio movimento, la Palestinian National Iniziative che esiste da 5 anni, offre un'alternativa puntando su elezioni democratiche, su un governo trasparente e sulla costruzione delle istituzioni. Il nostro scopo è di democratizzare e di coinvolgere il movimento nazionale palestinese in un'unica strategia che si confronti con l'attuale occupazione militare e la confisca della nostra terra e delle nostre risorse. Noi ci battiamo per raggiungere i nostri diritti nazionali nel nostra paese e per stabilire una giustizia sociale e sostenere i diritti degli svantaggiati e degli emarginati, incluse le donne, i bambini e le persone disabili.

La Palestinian National Iniziative è nata in risposta agli appelli della popolazione palestinese per la possibilità di partecipare nella creazione di uno stato indipendente, fattibile, democratico e prosperoso che garantisca sicurezza, giustizia, uguaglianza davanti alla legge e una vita dignitosa per i suoi cittadini.

Il fermo impegno del nostro movimento per la democrazia e la non violenza può essere visto, per esempio, nelle nostre manifestazioni pacifiche contro il muro dell'Apartheid israeliano. Per oltre due anni, abbiamo sostenuto la lotta popolare di Bil'in, villaggio della West Bank, per la rimozione del muro dalla sua terra. Abbiamo reiterato queste azioni non violente, con il sostegno di gruppi di solidarietà internazionali, in altre città e villaggi della Cisgiordania.

Ma la piena democrazia, una reale riforma e unità che il nostro popolo merita non può fiorire sotto i presupposti dell'occupazione. Il governo di unità nazionale è crollato quest'anno quando il governo era incapace di pagare i suoi lavoratori dopo che Israele ha trattenuto centinaia di milioni di dollari in tasse che appartenevano all'Autorità Palestinese.

Inoltre, troppi civili innocenti palestinesi e israeliani hanno sofferto e sono morti a causa della persistenza dell'occupazione militare delle nostre terre da parte di Israele. La nostra vita quotidiana peggiora perché siamo continuamente schiacciati e ridotti in riserve di terra sempre più piccole e Israele continua ad accerchiare Gerusalemme con insediamenti illegali che la segregano e separano dalla West Bank. Il numero delle colonie israeliane nella West Bank, inclusa l'occupata Gerusalemme Est, è cresciuto dalle 268,000 a più di 420,000 da quando furono firmati gli accordi di pace di Oslo. Anche oggi, Israele sta tradendo le sue promesse - sotto la "road map" per la pace sponsorizzata dagli Stati Uniti - di congelare ogni attività degli insediamenti.

Siamo consapevoli della storia dolorosa dei nostri vicini Israeliani. La sofferenza sopportata dagli Ebrei nell'Europa Cristiana è stata terribile. Ma oggi, Israele ha la più grande potenza militare del Medio Oriente, e i Palestinesi sono quelli che soffrono di più.

I palestinesi hanno partecipato ad Annapolis in buona fede. Ma noi non possiamo semplicemente abbandonare i diritti del nostro popolo, rifugiati inclusi. Noi cerchiamo per loro niente di più di quello che spetta loro secondo il diritto internazionale, e un modo deve essere trovato per arrivare a questi diritti inalienabili.

Abbiamo fatto la nostra più generosa offerta nel concordare di stabilire il nostro Stato sovrano nella Cisgiordania e a Gaza, solo con il 23% della Palestina storica. Questo è approssimativamente la metà di quello che le Nazioni Unite ci hanno assegnato circa 60 anni fa. Abbiamo già più che fatto il nostro compromesso storico con Israele. Compromettere il compromesso rischia di lasciarci con uno scheletro di stato.

E uno stato insensato e vuoto non è la base su cui costruire una pace sostanziale. Uno stato solo di nome non sarà abbastanza. Uno stato richiede sovranità. Uno stato richiede libertà di movimento e una libera economia. Uno stato richiede un governo democraticamente eletto che possa governare indipendentemente, senza interferenze da parte di Israele.

Annapolis ha rappresentato un'opportunità – forse l'ultima prima che la possibilità di una soluzione di due Stati svanisca. Il popolo palestinese concorderà sui due Stati solo quando Israele ritirerà i suoi insediamenti e rimuoverà il muro, quando finirà la sua brutale occupazione militare dei territori palestinesi conquistati nel 1967, quando riconoscerà i diritti dei rifugiati e sarà d'accordo nel condividere Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati. Tuttavia, se la soluzione di due stati diventasse impossibile, i futuri leader di Palestina potrebbero essere costretti a chiedere uguali diritti all'interno di uno stato. Spetta a Israele accelerare verso una soluzione di due stati.

La domanda di base che i Palestinesi hanno per Israele è: Saremo trattati come uguali esseri umani, con pari diritti e pari dignità? Se la risposta è sì, allora ci sarà una soluzione basata sui due stati. Allora ci sarà la pace.

Mustafa Barghouthi, medico, membro del Parlamento Palestinese e ex Ministro dell'Informazione, ha fondato organizzazioni che assicurano servizi sanitari per i Palestinesi. La sua mail è mustafa@hdip.org.

da Daily News - 12.12.2007

traduzione dall' inglese a cura ufficio Segreteria di Luisa Morgantini

luisa.morgantini@europarl.europa.eu tel. 0039 06 69950217

giovedì 13 settembre 2007

Barghouti: così sarà la nuova intifada

Michelangelo Cocco Roma, il manifesto, 12/09/07. I diritti di un popolo, la sua lotta e la paura dell'isolamento. Resistenza popolare e nonviolenta: dopo la vittoria di Bilin, porteremo la protesta anti-Muro in altri 70 villaggi. Non vivremo nei bantustan, se Israele continua così si va verso lo stato unico. Si vince solo con la solidarietà: l'Italia stracci il trattato di cooperazione militare con Tel Aviv. Mustafa Barghouti è il leader palestinese che più di ogni altro s'identifica con la società civile. Il fondatore di Mubadara, che ha ottenuto circa il 20% dei voti alle ultime elezioni presidenziali, ha trascorso un paio di giorni in Italia, dove ha incontrato i principali leader del centrosinistra e preso parte al Comitato centrale della Fiom. La sua visita di ieri alla redazione del manifesto è stata l'occasione per fare il punto sulla resistenza nonviolenta in Palestina, dopo che l'Alta corte israeliana ha dato ragione agli abitanti di Bilin, il villaggio della Cisgiordania dove un'inedita coalizione di contadini, attivisti di Stop the wall, anarchici israeliani e militanti internazionali ha riportato un'importante vittoria: il muro, lungo un tratto di 1.7 chilometri, dovrà essere riportato all'indietro, fuori dalle terre palestinesi che aveva invaso.

Perché considerate tanto importante la vittoria degli abitanti di Bilin?
La Corte suprema israeliana ha deciso che il Muro deve essere spostato da Bilin, ma anche che parte di una colonia ebraica può rimanere in quel villaggio. Quindi si è trattato di una vittoria parziale, ma è stata la prima volta che abbiamo costretto Israele a spostare il muro. Avevamo bisogno di una vittoria morale, per dimostrare che una lotta pacifica e nonviolenta è in grado di fare la differenza. Tre anni di manifestazioni, ogni settimana, tutti i venerdì: ora tutti credono che la vera lotta riparta da qui, perché il nostro obiettivo non è spostare il muro ma abbatterlo, in accordo col parere della Corte internazionale di giustizia del 2004. A garantire il nostro successo è stata la combinazione di nonviolenza, solidarietà internazionale e attivismo di alcuni pacifisti israeliani. E stiamo replicando il modello Bilin: ci sono già sette villaggi che, da due mesi, hanno iniziato lo stesso tipo di protesta. Puntiamo ad arrivare a 70 manifestazioni e al coinvolgimento di altrettanti centri.
Gaza però sembra intrappolata in una spirale repressione-resistenza armata-repressione.
Sì, ma anche la gente di Gaza ammira ciò che stiamo facendo. La differenza tra Bilin e altre iniziative è che altri dicono «la resistenza armata non va bene», ma non forniscono alternative. L'Anp dichiara che la sua lotta è il negoziato, che però non è una battaglia, può essere solo il risultato di una lotta. Noi stiamo dimostrando che esiste una forma diversa di lotta che è tuttavia certamente una resistenza. Tutti hanno visto che le forze d'occupazione ci hanno picchiati più volte, io stesso sono stato ferito in due occasioni da proiettili di gomma. La resistenza nonviolenta è la forma di lotta più efficace, non meno eroica, meno rivoluzionaria di altre.
La gente di Hamas ha partecipato alla resistenza di Bilin?
Alcuni, non in gran numero. Ma in altri villaggi, come ad Aboud, ce ne sono di più. Hamas si sta evolvendo. Quando ero membro del Governo d'unità nazionale mi chiamarono a tenere una lezione a Gaza sulla resistenza nonviolenta e l'importanza della Comunità internazionale.
La prima intifada vide come protagonista la società civile, la seconda la resistenza armata. Cosa vede in futuro?
La nostra democrazia è in pericolo: Hamas minaccia la libertà d'espressione e d'associazione a Gaza, Fatah chiude le ong in Cisgiordania e restringere le libertà civili. Daremo un ruolo ancora più forte alla società civile. Militarizzare la seconda intifada è stato un grave errore e per questo Bilin è così importante, perché mostra il potere della nonviolenza. Dieci, venti, 70 Bilin, così nascerà la nuova intifada.
Fatah ripete come un mantra: «due popoli, due stati», mentre ormai lo stato palestinese sembra impraticabile. Hamas non esplicita una strategia.
In realtà sulla strategia tra i due gruppi c'è una sola differenza, cioè che gli islamisti non vogliono dire che riconoscono Israele fino a quando lo Stato ebraico non accetterà di stabilire i confini dello Stato. La Comunità internazionale ci aveva detto: se accettate i due stati, il problema sarà risolto. Così nel 1988 tutto il movimento palestinese adottò questa linea. Sul terreno però gli israeliani stanno distruggendo questa possibilità. Io credo che o Israele è disposto a darci uno Stato che comprenda esattamente tutti i Territori occupati nel 1967 - compresa Gerusalemme est - o, se continuerà a distruggere l'opzione dei due stati, ne resterà una sola: quella di uno stato unico, democratico, con eguali diritti per tutti i suoi cittadini. Se la Comunità internazionale lascerà mano libera a Israele, noi non accetteremo i bantustan. Trasformeremo la nostra lotta in una lotta contro l'apartheid.
Cosa pensa dell'atteggiamento del governo italiano nei confronti del conflitto israelo-palestinese?
Apprezzo molto le dichiarazioni di Prodi e D'Alema sulla necessità di non isolare Hamas. Il problema è che quando abbiamo varato il Governo di unità nazionale, l'Italia ha avuto le mani legate, perché è rimasta ostaggio dell'Ue, che a sua volta non può avere una politica indipendente poiché gli Stati Uniti e Israele ne controllano le decisioni.
L'Italia è il quarto partner commerciale d'Israele. Ci inviterebbe al boicottaggio?
Il boicottaggio è molto efficace da un punto di vista psicologico, più che economico, perché fa sentire isolato il paese colpito. Ma se non si vuole boicottare Israele, un paese come l'Italia, che rispetta i diritti umani e il diritto internazionale, almeno non dovrebbe avere alcuna cooperazione militare con lo Stato ebraico. Perché l'Italia fa compravendita di armi con Israele, che viola il diritto internazionale, pratica l'apartheid e uccide quattro bambini palestinesi a settimana [Barghouti si riferisce ai bambini uccisi - 6 non 4 - nella settimana fine-agosto primi di settembre di quest'anno. Secondo Defence for Children International. Palestinian Section dal 28 settembre 2000 al 30 agosto 2007 i bambini uccisi sono stati 892] ? Almeno smettete di lavorare con questa macchina da guerra e sanzionate l'establishment militare israeliano.
Dove porteranno gli incontri tra Olmert e Abu Mazen che escludono dalle decisioni gran parte dello spettro politico palestinese?
Ripetono gli stessi errori di Oslo: un accordo temporaneo che, nel 1999, avrebbe dovuto portare a una soluzione definitiva. Siamo nel 2007, ciò che doveva essere temporaneo è diventato permanente. Israele continua un'annessione territoriale de facto con la costruzione del Muro, l'annessione di terra, l'espansione degli insediamenti. Non è stato rimosso nemmeno un posto di blocco, al contrario sono stati ingranditi. Hanno rilasciato 250 prigionieri e al loro posto hanno messo dietro le sbarre 400 persone.

sabato 4 agosto 2007

Water Crisis Looms over Palestinians as Israel Withholds Water Resources

Palestinian National Initiative, Ramallah, 30-07-07. Parliamentarian and Palestinian National Initiative leader Dr. Mustafa Barghouthi today warned of the severe water crisis that is threatening to unfold in the Bethlehem and Jenin districts as a direct result of Israel‘s withholding of water resources.

Dr. Barghouthi pointed out that Israel is currently withholding 800 mcm of the 963 mcm of water resources produced in the West Bank each year, a fact exacerbating already-dire inequalities in access to natural resources, which see Palestinians allowed to consume just 50 mcm per capita per year compared to 2,400 mcm for each Israel‘s 475,000 illegal settlers in the West Bank.

He added that Bethlehem city, including its refugee camps, and Silt-a-Daher village in the Jenin district were being particularly badly affected.

Dr. Barghouthi urged the Palestinian government to take immediate action to address this issue, saying that it has shown little capability in doing so until now.

Such water shortages are common as a result of Israel‘s confiscation and control over Palestinian resources, which leave Israel responsible for ensuring that Palestinian communities have access to adequate, good quality water partly via its government-owned corporation, the Mekorot Water Company. Since the start of the Intifada in September 2000, Mekorot has been reducing water supplies to many Palestinian communities and in some cases, has completely stopped supply.

The Palestinian Hydrology Group cites a decrease in supply, particularly during critical summer months as one of the primary problems related to the Mekorot Water Company and Israeli control over resources. [1]

This shortage of water affects every function that water plays in human life, such as drinking, bathing, cleaning, watering crops, and providing water for livestock, with obvious, severe implications for the humanitarian and economic situation in Palestine.

Notes

[1] Palestinian Hydrology Group. 2004. Water for Life: Israeli Assault on Palestinian Water, Sanitation and Hygiene During the Intifada. http://www.phg.org/waterforlife/waterforlife.html.

Barghouthi: Israel wishes for normalization with Arab countries before acknowledging the Palestinian

Ameen Abu Warda - IMEMC News, 3/08/07. Legislator Mustafa Barghouthi, secretary-general of the Palestinian National Initiative, has stated that Israeli seeks normalization with other Arab countries before finding a solution to the Palestinian cause, a desire that conceals a wish to ignore and even liquidate the desire of the Palestinian people.

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Dr. Barghouthi commented on the US foreign minister Condoleezza Rice’s visit to the area, arguing that that Israel seeks to exploit the meeting to normalize relations with other Arab countries and to dissolve the Palestinian cause.

Dr. Barghouthi stated that Olmert hopes the U.S. will exert its efforts to guarantee the collusion of Saudi Arabia and other Arab Gulf States in the continued occupation of the Palestinian territories, arguing that Israel will use the opportunity to illegally appropriate more Palestinian-owned land.

In addition to this, Dr. Barghouthi argued that the real purpose of the proposed negotiations was to circumvent the Arab Peace Initiative, stating that any real and just solution must concentrate on identifying the timeframe in which the occupation would end and an independent Palestinian state could be established.

Translated by - Nisreen Qumsieh

domenica 29 luglio 2007

Barghuothi: Israeli claims concerning the peace initiative are simply deceiving


IMEMC Staff. 28/07/07. Dr. Mustafa Al-Barghuothi the general secretary of the Palestinian National Initiative faction confirmed today that the Israeli allegations of the peace initiative are simply deceiving, "just another way of by passing the final status of peace negotiations with the Palestinians". His statements came during a conference held in the southern West Bank city of Bethlehem on Saturday. Dr. Al-Barghuothi added that the Israeli talk about pulling out from 90% of the West Bank is false due to status of the current geopolitical map. Israel is planning to pull out from 90% of the 50% of the West Bank left over after constructing the wall, and annexing major illegal Israeli settlements to Israel also excluding Jerusalem and the Jordanian Valley.

The Palestinian official said that no Palestinian will accept the creation of a Palestinian state without sovereignty over Jerusalem as the capital of Palestine. He also reiterated the hazards of creating a Palestinian temporary state, without the dismantling of all illegal Israeli settlements in the West Bank in addition to the Israeli withdrawal of all the lands it occupied in 1967. The new Israeli peace plan according to Al-Barghuothi is meant to disrupt the idea of an independent Palestinian state turning it to cantons, following example of the South African apartheid regime.

Al-Barghuothi pointed out that Bush was convening an international meeting and not an international peace conference, highlighting the most serious campaign statements made by Bush and Olmert in an attempt to separate the Palestinian state on the final issue. This will mean converting a fully sovereign Palestinian state into a state within temporary boarders.

Dr. Al-Barghuothi explained that the Salvation Initiative which was initiated by his political faction, along with the Popular Front for the Liberation of Palestine is an initiative aimed at escaping from the political crisis the Palestinians are facing. He also added that there is a great danger threatening the Palestinian future due to the state of segregation and infighting in the political Palestinian arena.

Finally Dr. Al-Barghuothi warned of the risks the Palestinian nation is facing on a daily basis. He claims this is due to the Israeli army's continuous attacks and the deterioration in the level of livelihood which the Palestinian nation is facing. He also emphasizes the importance of the unifying role that the PFLP and his own political faction, the Palestinian National Initiative is doing to put an end to the internal Palestinian power struggle.

Translated by Ghassan Bannoura – IMEMC News Room

sabato 28 luglio 2007

Olmert apre al leader palestinese: pronto a cedere [più tardi... dopo... quando si potrà... se... ] il 90% [del 50%] dei Territori

Gian Micalessin. Il Giornale. 26/07/07. Dell’esatta definizione dei confini, delle zone di Gerusalemme destinate a diventare capitale del nuovo Stato, della questione dei profughi si discuterà soltanto alla fine. Prima di affrontare gli scogli negoziali Olmert vuole negoziare con Abbas le caratteristiche dello Stato palestinese, la sua natura istituzionale, la sua economia e i suoi accordi doganali con Israele. Più avanti, i due discuteranno una definizione di massima delle frontiere, gli scambi di territori per compensare le colonie della Cisgiordania rimaste israeliane, le soluzioni per garantire la contiguità territoriale attraverso la costruzione di un tunnel sotterraneo tra Gaza e la Cisgiordania.............

giovedì 26 luglio 2007

A former Palestinian minister warns of PA collapse if power struggle continues

Rami Almeghari . IMEMC. 26/07/07. Former Palestinian information minister, Mustafa Barghouti, warned on Thursday of likely collapse of the Palestinian Authority (PA), unless Hamas-Fatah power struggle comes to an end. The former minister revealed that some forces within both Fatah and Hamas had also played a role in thwarting the Mecca deal, the two parties signed in February 8, voicing the belief that such forces have only helped out Israel's plans to further besiege and boycott the unity government, which 'won the support of 96 percent of the Palestinian people'.