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venerdì 21 settembre 2007

GAZA: A CALL FOR URGENT ACTION


ICHAD, 20/09/07. Israel’s decision to punish Gaza’s civilian population, with all the human suffering that entails, constitutes an instance of State Terrorism against innocent people. Only when Israel is held accountable for its actions and international law upheld will a just peace be possible in the Middle East.

The Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD) deplores the unanimous decision by the Israeli cabinet to impose sanctions on supplies of electricity, fuel and other basic goods and services to the civilian population of Gaza, and calls upon the international community to prevent this crime against humanity from being carried out. Indeed, the very legal framework invoked by Israel to carry out this illegal and immoral act – declaring Gaza a “hostile entity” within a “conflict short of war” – has absolutely no standing in international law. The collective punishment of an entire civilian population, by contrast, is explicitly prohibited.

We call on the Secretary General of the UN, Mr. Ban Ki-Moon, to urgently convene the Security Council in order to tell the Israeli government that this step is completely unacceptable and must be rescinded.

We call on the governments of the world, and in particular the American government and the European Parliament, to censure this decision, especially in light of recent attempts to revive the diplomatic process.

We call on the world’s religious leaders to condemn this blatant violation of human rights and the most fundamental assault on human life and dignity, made especially poignant as it is being implemented during the holy month of Ramadan. As Israelis, most of whom are Jews, we call upon Jewish leaders to speak out unequivocally against this offense against Jewish values on the eve of Yom Kippur.

And we call upon the peoples of the world to let their officials and leaders know of their repudiation of this cruel, illegal and immoral act – an act that stands out in its cruelty even in an already oppressive Israeli Occupation. ICAHD condemns attacks on all civilians, be they Israeli or Palestinian. Violations of international law by governments affecting millions of people are, however, especially egregious and must be denounced.

Jeff Halper: "l'obiettivo di israele apatheid nei territori"

Alessandra Fava, il manifesto, 20/09/07. Un unico Stato per israeliani e palestinesi in una confederazione di stati mediorientali: questa, secondo l'antropologo e urbanista Jeff Halper, 61 anni, coordinatore del Comitato israeliano contro la demolizione delle case (Icahd), è l'unica strada affinché Israele diventi una vera democrazia. Abbiamo incontrato Halper prima di una conferenza a Palazzo Ducale organizzata dal Genoa Social Forum.Qui ha spiegato in che cosa consiste quella che lui chiama «disobbedienza civile pacifica»: ostacolare i Caterpillar che demoliscono le case palestinesi in Israele e nei territori occupati e rimetterle in piedi il più presto possibile.

Quali saranno le prossime mosse del suo Ichad?
Dal '67 a oggi sono state demolite 18mila case palestinesi. Da qui a giugno vogliamo ricostruirne 300 a Gerusalemme est e in Cisgiordania. Purtroppo non possiamo operare a Gaza perché non abbiamo possibilità d'accedere alla Striscia.
Pochi giorni fa alle Nazioni Unite a New York ha parlato di apartheid, così ha fatto l'editorialista del quotidiano Ha'aretz Danny Rubinstein a Bruxelles. Queste affermazioni possono influenzare l'opinione pubblica israeliana?
No. La gente è stata convinta dai suoi leader che non c'è soluzione politica al conflitto e in questo modo è stata delegittimata. Al momento Israele ha l'illusione di vincere: ha l'appoggio degli Usa, l'Europa è passiva, la Palestina isolata e ci sono accordi di pace con gli stati arabi confinanti. A questo punto solo una pressione internazionale può costringere Israele ad abbandonare l'occupazione.
Apartheid non è uno slogan. Prima di tutto c'è una separazione reale, infatti Israele chiama la sua politica hafradah (separazione in ebraico) e il muro viene definito barriera di separazione. In secondo luogo una popolazione domina l'altra. Terzo, Israele punta ad avere oltre l'80% del paese e a lasciare ai palestinesi piccoli cantoni frammentati da colonie, strade e presidi militari. Questo che cosa è se non apartheid?
Quindi è pessimista anche sulla prossima conferenza di pace a Washington a novembre…
Certo, passerà il progetto di uno stato palestinese transitorio che di fatto sarà uno stato virtuale senza confini, senz'acqua, senza un'economia, né un accesso vero a Gerusalemme. Però tutti saranno contenti e diranno che i palestinesi finalmente hanno uno stato. Di fatto ci stanno prendendo in giro come è successo con l'accordo di Oslo.
Durante la recente espulsione di alcune famiglie ad Hebron, a proposito dei soldati che si rifiutavano di eseguire gli ordini dell'Idf (l'esercito israeliano), si è parlato di «sionismo religioso». Che cosa ne pensa?
Il 40% dei soldati oggi si professa credente. Una volta la matrice laica era più marcata, tanta gente arrivava dai kibbutz. Negli ultimi tempi il paese va sempre più a destra, i religiosi si rafforzano e molti laici stanno lasciando il paese. Così i coloni diventano il mainstream e i soldati non li vogliono sgomberare.
Lo sgombero dell'avamposto di colonia di Migron (43 famiglie) costruito su terreni di proprietà araba sta per arrivare davanti alla Corte Suprema. Ma il Governo è riuscito a rimandare l'udienza. Come procede il cosiddetto piano di sgombero delle colonie?
Non penso che il Governo interverrà sulle colonie, farà piuttosto qualche gesto simbolico. Si parla di sgomberare 26 piccoli accampamenti, ma in Cisgiordania ce ne sono più di 100, quindi stiamo parlando di niente.
Negli ultimi tempi Lei promuove la soluzione di un unico Stato per palestinesi e
israeliani. Perché?
L'unico percorso per arrivare a una vera democrazia è un unico stato per i due popoli inserito in una confederazione di stati mediorientali (Israele, Libano, Siria, Giordania) qualcosa di simile all'Unione europea di 30 anni fa, con accordi per lo più economici che permettano l'esistenza degli stati e nello stesso tempo diano un'identità ai palestinesi, liberi di muoversi all'interno della confederazione. Ma non sarà più uno stato ebraico e per questo Israele e anche la comunità internazionale avversano fortemente questa ipotesi. D'altra parte è l'unica percorribile.
La soluzione di due popoli in due stati non è piu praticabile.